Pubblicato il 10 Febbraio 2025
L'opera capolavoro di Umberto Giordano e Luigi Illica trionfa anche a Genova
Uno Chénier dalla travolgente energia servizio di Simone Tomei

20250210_Ge_00_AndreaChenier_FabioSartoriGENOVA - Uno spettacolo che coniuga eleganza e incisività visiva, nitidezza narrativa e varietà stilistica: Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Carlo Felice si conferma un trionfo senza riserve.  La regia di Pier Francesco Maestrini, già apprezzata nei prestigiosi allestimenti di Bologna e Monte-Carlo, si distingue per la sua fedeltà alla drammaturgia del libretto di Luigi Illica e per l’abile sfruttamento delle risorse sceniche. L’imponente lavoro di Nicolás Boni per le scenografie e le proiezioni, unito ai raffinati costumi di Stefania Scaraggi, crea un impianto visivo di straordinaria potenza espressiva.
La cornice dorata del primo atto introduce lo spettatore nel fasto dell’Ancien Régime, prima che il tumulto della Rivoluzione francese trasformi il palcoscenico in un susseguirsi di affreschi dinamici e travolgenti, fino all’epilogo segnato dall’incombente sagoma della ghigliottina. L’utilizzo del green screen, come dichiarato dallo stesso Maestrini, ha permesso una fusione magistrale tra videoproiezioni e azione scenica, restituendo con vivida immediatezza l’atmosfera di tensione e terrore della Parigi rivoluzionaria. Il risultato è quello di un’esperienza teatrale immersiva, capace di coinvolgere il pubblico con immagini di forte impatto e una regia che esalta, senza sovraccaricare, il dramma musicale di Umberto Giordano.

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Sotto la direzione esperta del M° Donato Renzetti, l'Orchestra del Teatro Carlo Felice ha offerto una performance impeccabile, caratterizzata da una coesione straordinaria e da una sonorità avvolgente che ha saputo dialogare perfettamente con il palcoscenico. Renzetti ha messo in risalto la ricchezza timbrica della partitura, mantenendo un delicato equilibrio tra le sezioni orchestrali e sostenendo con grande sensibilità le voci dei solisti. La sua lettura ha reso giustizia alla drammaticità e alla bellezza di Andrea Chénier, riuscendo a trasmettere l’energia travolgente e l’impeto rivoluzionario che pervadono l’opera, senza mai sacrificare la precisione e la raffinatezza. L’insieme orchestrale ha creato un impasto sonoro ricco e dinamico, valorizzando ogni sfumatura musicale e ogni colore timbrico, e offrendo al pubblico un'esecuzione solida e coinvolgente che ha esaltato pienamente la potenza emotiva di questo capolavoro verista.
Il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato con la consueta cura da Claudio Marino Moretti, ha dato prova di straordinaria compattezza e partecipazione scenica. La sua presenza ha arricchito il tessuto drammatico dell’allestimento, con interventi calibrati e una resa vocale di grande impatto.

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Nel ruolo eponimo, Fabio Sartori ha offerto una performance vocalmente solida e autorevole conquistando il pubblico con un timbro limpido e ben proiettato, una linea vocale pulita e una tecnica salda. Dalla celebre Un dì all’azzurro spazio a Come un bel dì di maggio, ha affrontato la partitura con sicurezza e naturalezza, sostenuto da un registro acuto brillante e da uno squillo nitido e penetrante. La voce, omogenea su tutta l’estensione, ha mantenuto fluidità e controllo per l’intera durata dell’opera. Musicalità e intenzioni interpretative hanno trovato il giusto equilibrio, grazie a un fraseggio sempre accurato. 
Il soprano Valentina Boi, chiamata a sostituire all’ultimo momento Maria José Siri, indisposta, ha vestito i panni di Maddalena di Coigny con determinazione e autorevolezza, mettendo in luce una voce dal timbro caldo e avvolgente, una tecnica solida e un’eccellente omogeneità tra registri. Dopo un inizio giustamente prudente, ha rapidamente conquistato il palcoscenico, esprimendo con intensità il dramma del personaggio.
La sua esecuzione di La mamma morta è stata uno dei momenti più alti della serata, con una linea di canto scolpita e un controllo impeccabile dell’emissione.
Il duetto finale tra Andrea Chénier e Maddalena di Coigny si è rivelato un momento di straordinaria intensità emotiva. I due artisti hanno saputo infondere in questa scena una potenza drammatica unica, con una sinergia vocale perfetta che ha unito le loro voci in un abbraccio appassionato e struggente. La limpidezza e la forza del timbro di Sartori, combinata con la calda espressività della Boi, hanno reso il duetto un’apoteosi di emozione e poesia, con ogni nota e gesto che trasmettevano la forza dell’amore tra i due innamorati.
Stefano Meo ha vestito i panni di Carlo Gérard con autorevolezza, trasmettendo in maniera efficace la complessità di un personaggio intrappolato tra servitù e ribellione, ambizione e integrità morale. La sua interpretazione è stata intensa, volta a valorizzare le sfumature psicologiche del personaggio grazie ad una voce salda e ad una resa scenica introspettiva. Nel primo atto l'aria Son sessant'anni è stata eseguita con una profonda intenzionalità e autorità che ne hanno catturato l'essenza drammatica. Il fraseggio scolpito e l'intenzione emotiva hanno reso il personaggio di Gérard particolarmente vivido. Il culmine della sua performance è stato il celebre Nemico della Patria?!, eseguito con una straordinaria autorità e precisione. La sua interpretazione ha messo in evidenza una padronanza tecnica e una spiccata sensibilità che è stata poi mantenuta nel drammatico duetto con Maddalena.

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Questa produzione si è distinta anche per la straordinaria qualità - salvo alcuni distinguo - dei personaggi di fianco: Manuela Custer, nel ruolo di Madelon, ha conferito al personaggio profondità e dolenza uniche. Accanto a lei, Cristina Melis ha brillato nel ruolo della Mulatta Bersi, con una vocalità incisiva e una personalità scenica di grande impatto. La sua interpretazione, intensa e vibrante, ha dato vita a un personaggio tanto misterioso quanto affascinante, riuscendo a rendere al meglio le  sue contraddizioni e sfaccettature. Siranush Khachatryan, nel ruolo della Contessa di Coigny, ha avuto una performance deludente, con una voce poco incisiva e spesso incerta, priva della necessaria forza per il ruolo, mentre Nicolò Ceriani ha interpretato Roucher con voce tonante, giuste intenzioni ed eccellente presenza scenica. Matteo Peirone (Fléville), Marco Camastra (Fouquier Tinville), Luciano Roberti (Mathieu) hanno reso i loro personaggi con grande professionalità, dando vitalità e dinamismo alle rispettive figure.
Le interpretazioni di Didier Pieri (Un Incredibile), Gianluca Sorrentino (L’abate), Franco Rios Castro (Il maestro di casa), Angelo Parisi (Dumas) e Andrea Porta (Schmidt) sono state altrettanto apprezzate, arricchendo l’opera con sfumature e dettagli significativi. In particolare Didier Pieri ha messo in luce una voce nitida, caratterizzata da un’emissione chiara e cristallina, che ha saputo conferire al suo personaggio una bellezza vocale e un’ottima precisione tecnica.
A completare il successo dell’allestimento, i giovani danzatori della Fondazione “For Dance” ETS, diretti da Silvia Giordano, hanno saputo portare una nuova energia sul palco. La coreografia, dinamica e perfettamente integrata con la musica e l’azione scenica, ha aggiunto una dimensione visiva intensa, con movimenti che hanno saputo enfatizzare l’intensità drammatica e la bellezza musicale dell’opera. Successo entusiasta per tutti.
(La recensione si riferisce alla recita di domenica  9 febbraio 2025)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il tenore Fabio Sartori (Andrea Chénier)
Sotto, in sequenza, panoramiche sull'allestimento: le danze in casa della Contessa di Coigny, l'incendio della rivoluzione, il processo a Chénier





Pubblicato il 20 Gennaio 2025
Il direttore Renato Palumbo e il cast contribuiscono a un'edizione memorabile dell'opera di Verdi
La Moreno grande Traviata servizio di Simone Tomei

20250120_Ge_00_LaTraviata_CarolinaLopezMorenoGENOVA - Continua a riscuotere un grande successo di pubblico la stagione operistica del Teatro Carlo Felice con il quarto titolo in cartellone che rappresenta uno dei capolavori assoluti del repertorio lirico, nonché l’opera più rappresentata al mondo: La Traviata di Giuseppe Verdi.
Inserire Traviata in stagione si è rivelata una scelta vincente. A oltre 170 anni dal debutto, l’opera di Verdi continua a emozionare e coinvolgere il pubblico, anche quello genovese presente in numerose recite che hanno registrato il tutto esaurito, confermandone il fascino di quest'Opera senza tempo.
Nell’allestimento di Giorgio Gallione il sipario si alza e una fredda luce si riversa sulla scena, tagliente e immobile. È il Dottor Grenvil a introdurci in un mondo che già da subito si mostra come un limbo irreale, un luogo sospeso dove la vita e la morte si fronteggiano senza pietà. Sul pavimento di vetro incrinato, segno tangibile di una frattura ormai irreparabile, emerge un albero spoglio, bianco, illuminato da cristalli: fragile, spezzato, eppure ostinato. È da qui che prende il via il racconto di Gallione, una narrazione che ci trascina in un flashback viscerale e allucinato.
La visione si scompone nel preludio, danzato da tre figure identiche a Violetta, con abiti bianchi macchiati di rosso, preannunciando il sangue e la passione che segnano la sua esistenza. Non c’è calore in questo mondo; la scenografia, firmata da Guido Fiorato, costruisce un ambiente sterile e glaciale, un bianco e nero che amplifica l’angoscia di un dramma già scritto. Il rosso, quando appare, è tagliente come una ferita, un richiamo visivo alla vita che si consuma e alla morte che avanza.

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Nel secondo atto, parte seconda, la scena cambia, ma non la tensione. I pomi rossi, sparsi sul palco, sembrano frammenti di un paradiso fugace, fragile quanto i sacchi neri da cui cadono a terra, schiacciati sotto il peso delle invettive di Giorgio Germont. La carica visiva raggiunge nuove vette con le danze delle Zingarelle e dei Mattadori, avvolti in un’atmosfera intensa e seducente, con una teatralità che sfiora il sovrannaturale. Ogni movimento, ogni tonalità esprime una narrazione di declino, di speranze spezzate e di passioni negate.
Il terzo atto ci riporta al punto di partenza, ma con un’intensità rinnovata. Violetta giace accanto all’albero abbattuto, mentre le luci si spengono lentamente, lasciando il palco in penombra. Sopra di lei, un soffitto a specchio riflette ogni cosa: non per rivelare, ma per amplificare il senso di disgregazione. La sua immagine riflessa sembra un’eco lontana di ciò che era, un’illusione che si spegne con lei. A invadere questo momento di intimità arriva il carnevale, una sfilata grottesca di scheletri con il cilindro e uccelli simili ai medici della peste. Lo scenografo Fiorato trasforma ogni elemento scenico in un simbolo vivo, una presenza che amplifica il dramma interiore di Violetta. I contrasti cromatici, il vetro che separa e riflette, l’alternanza tra gelo e passioni violente: tutto concorre a creare un’esperienza visiva di straordinaria intensità. Le luci sono curate da Luciano Novelli.
La direzione musicale affidata al M° Renato Palumbo rappresenta uno dei punti di forza di questa produzione, offrendo un’interpretazione che esalta ogni dettaglio della partitura verdiana. Con una lettura precisa e sensibile, Palumbo riesce a far emergere l’ampio spettro emotivo che attraversa l’opera, mantenendo un equilibrio perfetto tra orchestra, coro e cantanti. Ogni frase musicale è curata con attenzione, ogni pausa e ogni crescendo diventano parte di un racconto che coinvolge lo spettatore fin dalle prime note.

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Riportiamo dal libretto di sala: «... con La Traviata Verdi sceglie la strada della semplicità – spiega Renato Palumbo – semplice è la trama, semplice la scrittura musicale. Semplice, colloquiale, moderno e illuminato è il libretto di un ispirato Francesco Maria Piave, sicuramente marcato stretto però dall’implacabile Verdi. Dietro questa semplicità si nasconde un mondo meraviglioso fatto di solitudine, di passione e soprattutto di dolore. Il dolore affettivo ma anche il dolore fisico. Il dolore è quindi presente dalla prima all’ultima nota dell’opera. Il Direttore d'orchestra ha il difficile compito di narrare e creare quest’atmosfera ricercata da Verdi, pensando alla scrittura musicale ma soprattutto alla parola verdiana che in quest’opera diventa quella della quotidianità. Con la sua forza e, in questo caso, con i suoi grandi silenzi. Così sarà la mia lettura di Traviata, un omaggio al ricordo della breve e intensa vita di Marie Duplessis, cortigiana morta sola a Parigi il 3 febbraio del 1847, della quale Verdi più degli altri capì la sofferenza e che cercò di rendere immortale con un’opera perfetta
La sua visione si traduce, dunque, in una direzione che riesce a sostenere con delicatezza i cantanti, offrendo loro un appoggio sicuro, senza mai sovrastare il dramma umano che si consuma sul palco.

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L’amalgama tra la massa corale e l’orchestra si rivela impeccabile, creando un tessuto sonoro uniforme che amplifica il pathos della vicenda. Il risultato è un’interpretazione capace di rendere giustizia alla semplicità profonda e all’intensità emotiva che caratterizzano la partitura.
Un cast di grande livello affolla il palco del teatro genovese regalando una recita di intense emozioni.
Nel ruolo di Violetta Valéry, il soprano Carolina López Moreno offre un’interpretazione di grande spessore artistico, capace di restituire tutta la complessità del personaggio sia sul piano vocale che scenico. Con una voce piena e ben centrata, il soprano dimostra un’abilità tecnica notevole, modulando ogni frase con sensibilità e intelligenza interpretativa. Viene spesso detto che La Traviata richieda tre soprani diversi per affrontare le sfide dei tre atti, ma López Moreno smentisce questo luogo comune con una prestazione equilibrata e ponderata, frutto di una gestione accorta delle forze vocali. Nel primo atto si presenta convincente e incisiva, ma è negli ultimi due atti che la sua interpretazione raggiunge il massimo splendore. In particolare, nel terzo atto riesce a catturare il pubblico con mezze voci perfette, filati di rara bellezza e un controllo impeccabile dello strumento vocale, rendendo ogni momento musicale ricco di pathos e autenticità. La López Moreno non solo canta, ma “vive” Violetta, trasmettendo con intensità le emozioni di un personaggio che passa dall’euforia giovanile alla rassegnazione della malattia, fino alla tragedia finale.
Completamente a suo agio nel ruolo di Alfredo Germont, il tenore Francesco Meli conferma ancora una volta di trovarsi in un territorio di elezione per la sua vocalità. Con una performance di livello, mette in risalto uno smalto vocale nitido e cristallino, caratterizzato da una brillantezza che cattura l’attenzione fin dalle prime battute. Il tenore genovese si distingue per un fraseggio raffinato, capace di donare profondità e sfumature al personaggio. Ogni parola e ogni nota sono curate con precisione, rendendo Alfredo non solo credibile sul piano tecnico, ma anche autentico e umano nella sua evoluzione emotiva. La facilità con cui affronta le difficoltà tecniche del ruolo, unita a un controllo impeccabile dell’emissione e a un’espressività intensa, consente a Meli di costruire un Alfredo affascinante e pieno di ardore giovanile.
Con il baritono Roberto Frontali nel ruolo di Giorgio Germont, si raggiungono livelli di interpretazione di straordinaria raffinatezza. La sua esperienza si traduce in una performance che unisce tecnica impeccabile e profondità emotiva. L’artista dimostra un controllo assoluto del fraseggio, curando ogni dettaglio con meticolosa attenzione. Ogni accento, ogni parola scenica è scolpita con precisione, restituendo la complessità di un personaggio che si muove tra l’ipocrisia iniziale, dettata dalle convenzioni sociali, e il dolore autentico che affiora nel corso della vicenda. La sua interpretazione non si limita a eseguire la partitura, ma scava nelle pieghe emotive di Germont, rendendolo un uomo intrappolato nei propri conflitti interiori. La voce calda e avvolgente, si distingue per il controllo impeccabile e per una ricerca costante dell’intenzione drammatica. Ogni frase è carica di significato, trasformando il canto in un racconto profondo e coinvolgente. Ne risulta quindi un personaggio centrale, ricco di sfumature, in cui emerge un’intima umanità. La forza della sua interpretazione risiede nella capacità di fondere la grandezza vocale con un’intensa espressività, offrendo una lettura che esalta non solo il talento dell’artista, ma anche la profondità del personaggio.
Nel quadro di una produzione già di alto livello, una schiera di comprimari di lusso arricchisce ulteriormente il cast, conferendo a questo allestimento una compattezza e una qualità complessiva encomiabili.
Carlotta Vichi, nel ruolo di Flora Bervoix, si distingue per presenza scenica e vocalità ben calibrata, capace di dare vivacità al personaggio. Al suo fianco, Chiara Polese (Annina) offre una caratterizzazione tenera e partecipe. Francesco Milanese, nel ruolo del Dottor Grenvil, conferisce al suo personaggio un autorevole equilibrio, mentre Roberto Covatta, nei panni di Gastone, brilla per energia e vivacità, dando un tocco di leggerezza all’insieme. Claudio Ottino, impeccabile come Barone Douphol, trasmette con efficacia la freddezza e l’arroganza del suo personaggio.
A completare questa solida squadra troviamo Andrea Porta (Marchese d’Obigny), Loris Purpura (Domestico di Flora), Giuliano Petouchoff (Giuseppe) e Filippo Balestra (Commissionario), tutti all’altezza dei rispettivi ruoli.
Di grande spessore artistico anche la prestazione del coro, preparato e diretto con cura dal M° Claudio Marino Moretti, che si rivela un elemento fondamentale per il successo complessivo della produzione: la prova dei coristi si distingue per la compattezza delle voci e per una precisione esecutiva che esalta ogni passaggio della partitura verdiana. Grazie a una direzione attenta e scrupolosa, il coro non si limita a fare da sfondo, ma diventa un protagonista collettivo, capace di aggiungere profondità e forza emotiva alle scene.
Teatro sold-out ed esito festante per tutti.
(La recensione si riferisce alla recita del 19 gennaio 2025)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il soprano
Carolina López Moreno (Violetta Valery)
Sotto in sequenza: il direttore Renato Palumbo; Carolina López Moreno; Roberto Frontali (Giorgio Germont) e Francesco Meli (Alfredo Germont); Carolina López Moreno e Francesco Meli; scena con Giorgio Germont, Violetta, Alfredo e l'albero caduto;
Al centro in sequenza; la danza delle Zingarelle e dei Mattadori: Carolina López Moreno e Francesco Meli; Carlotta Vichi (
Flora Bervoix
) e Carolina López Moreno; ancora Carlotta Vichi; Roberto Frontali
In fondo: i saluti finali del cast
 





Pubblicato il 16 Dicembre 2024
Nel Teatro Carlo Felice l'opera pių rappresentata di Nino Rota miete un successo formidabile
Gustavo e il Cappello di Paglia servizio di Simone Tomei

20241216_Ge_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_GustavoGENOVA - La magia si è realizzata. La macchina narrativa, precisa come un cronografo di alta classe, ha funzionato senza alcun intoppo. Il palco ha vibrato di energia, grazie a un cast affiatato che ha danzato con grazia tra battute e situazioni surreali. Il pubblico del Teatro Carlo Felice ha apprezzato ogni attimo, immergendosi nella visione e nell’ascolto di Il cappello di paglia di Firenze, un’opera nata dalla genialità creativa di Nino Rota.
Nell’allestimento genovese, la regia di Damiano Michieletto ha cucito lo spettacolo con il filo della raffinatezza, facendo della precisione il proprio mantra. Nessuna forzatura, nessuna gag troppo calcata: i personaggi sbocciano sulla scena - curata da Paolo Fantin - con naturalezza, lasciando emergere le loro eccentricità con garbo e misura. La scenografia, essenziale quanto geniale, sfrutta ogni centimetro di palco, mentre un sapiente gioco di luci ideate da Luciano Novelli, aggiunge profondità e movimento alla piattaforma girevole. 
La scatola bianca al centro della scena è una creatura camaleontica. Le pareti lucide, tempestate di porte che si aprono e chiudono come in un congegno segreto, ruotano e si trasformano senza sosta. Un attimo è la casa di Fadinard, sobria ed elegante nei toni panna e beige. Un secondo dopo diventa una bottega vivace, dove giovani sarte in abiti blu cinguettano al ritmo del cucire frenetico – vola, vola l’ago come se non avesse freni. Poi, d’improvviso, appaiono le strade di Parigi o la dimora della baronessa di Champigny con un divano rosso fiammante che sembra uscito da un film di felliniana memoria.  

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Il libretto, scritto a quattro mani da Nino Rota e da sua madre Ernesta Rinaldi, prende spunto da una commedia francese di metà Ottocento e ci regala una sfilata di personaggi da manuale del vaudeville: la coppia di promessi sposi, il suocero brontolone, l’amante che scappa dalle finestre, il marito geloso che alla fine chiede scusa, la nobildonna con il suo entourage di paillettes e un cicisbeo con cagnolino al seguito. Tutto si incastra alla perfezione, con le porte che sbattono nei momenti giusti (o sbagliati) e la piattaforma girevole che cambia scena con una rapidità degna di un numero di magia. 
La scena non si ferma mai: i personaggi corrono, inseguono porte, attraversano strade e piazze parigine dall’aria retrò, con il piccolo albero di fiori d’arancio che perde foglie come un segnatempo strampalato. Nel frattempo, i cantanti si muovono con agilità, sfoderando una verve che non tradisce mai il fiato, regalando al pubblico non solo interpretazioni vocali di ottima fattura, ma anche una recitazione vibrante e ironica. 
E sopra tutto questo, c’è la musica, un mosaico che mescola Rossini, Verdi, Puccini, Chaikovskij e Offenbach, con sprazzi di jazz e accenni a Wagner. Ogni citazione è un gioco raffinato, ogni nota un omaggio che strizza l’occhio al pubblico; e più la partitura si fa seria, più il libretto sdrammatizza.
Come dice lo stesso Damiano Michieletto: «... Ho accolto insieme allo scenografo Paolo Fantin la sfida che "Il cappello di paglia di Firenze" propone, quella di inventare una cifra che faccia convivere sia piccoli dettagli sia i grandi momenti di massa, creati dalla presenza del Coro, mantenendo un tono di leggerezza e fluidità costante nello scorrere dell’opera. C’è un oggetto che più di tutti, a mio avviso, rappresenta lo spirito del vaudeville ottocentesco: la porta. La porta come apertura e chiusura, nascondiglio o fuga di personaggi agitati, nervosi, spiazzati dall’imprevedibile. Le porte sono diventate quindi la sintesi del nostro spazio: un’astrazione mobile e continuamente rinnovata dal movimento della scena che si evolve senza pausa assecondando l’andamento circolare della vicenda
Completavano la parte visiva i costumi variopinti di Silvia Aymonino.
E la musica è stata esaltata all’ennesima potenza dal M° Giampaolo Bisanti che la realizza proprio come si evince da un pensiero scritto nel libretto di sala: «... il cappello di paglia di Firenze è un vero e proprio inno alla vita un invito a sorridere e a lasciarsi trasportare dalla leggerezza della comicità. La partitura di Marcello Rota è un autentico capolavoro, una piccola gemma musicale novecentesca! Un turbine di note che si intrecciano e si rincorrono, creando un tappeto musicale su cui si muovono i personaggi della commedia. La musica, che in alcuni momenti sembra quasi “danzare”, è capace di evocare una miriade di emozioni, dal divertimento più sfrenato alla malinconia più sottile, passando per momenti di grande lirismo che disegnano suggestioni molto evocative
Giampaolo Bisanti ha diretto con un’energia travolgente e cura meticolosa, regalando una lettura che ha brillato per freschezza ed equilibrio. La sua bacchetta ha danzato con precisione, disegnando un percorso musicale che ha saputo bilanciare i passaggi più serrati con quelli più lirici e distesi. Il risultato è stato quello di un’esecuzione che, pur nelle sue complessità, ha mantenuto coesione e fluidità, trasformando le sfide tecniche in un piacere d’ascolto. 
L’orchestra del teatro genovese, d’altro canto, ha risposto con prontezza e sensibilità, restituendo ogni sfumatura della partitura con brillantezza e intensità. L’intesa tra la buca e il palcoscenico è stata impeccabile: voci e strumenti si sono rincorsi e abbracciati, in un dialogo continuo che ha reso ogni scena viva e pulsante. Le agogiche, curate nei minimi dettagli, hanno conferito dinamismo e colore, facendo emergere con eleganza ogni tema musicale. Il tutto si è tradotto complessivamente in un vero e proprio slancio di vitalità, capace di esaltare la scrittura orchestrale con una briosa leggerezza, senza mai perdere di vista la solidità dell’insieme.

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Un encomio speciale va anche al Coro, che ha aggiunto una dimensione fondamentale all'intero spettacolo. Preparato e diretto dal M° Claudio Marino Moretti, si è distinto per precisione, intensità e coesione; ogni intervento vocale è stato impeccabile, esaltando l'atmosfera e contribuendo a creare quel perfetto equilibrio tra le voci soliste e la forza collettiva del gruppo.
Un cast in stato di grazia ha dato vita a una recita indimenticabile, tra voci luminose e interpretazioni scoppiettanti che hanno tenuto il pubblico incollato alle poltrone con il sorriso sulle labbra. 
Nel ruolo del giovane e frenetico Fadinard, Marco Ciaponi ha brillato con un’esecuzione vivace e impeccabile. La sua voce, squillante e cristallina, ha delineato con precisione un personaggio che si muove con la leggerezza di un funambolo, destreggiandosi con disinvoltura tra acrobazie vocali e fisiche. Ogni frase cesellata con cura, ha restituito un soggetto sfaccettato e credibile sempre in equilibrio tra canto e azione, senza mai perdere smalto o brillantezza. 
Nicola Ulivieri ha vestito i panni di Nonancourt con irresistibile verve. La sua vocalità potente e scolpita ha incontrato una presenza scenica carismatica e istrionica. Conquista il pubblico con ogni smorfia, ogni gesto, costruendo un personaggio che non solo canta, ma domina il palco con naturale autorevolezza. 
Paolo Bordogna ha incantato con un doppio colpo da maestro: prima nei panni di Emilio (l’amante) altero e sdegnato, poi in quelli di un Beaupertuis (il cornuto) raffinato e intenso. La sua voce, piena e avvolgente, ha attraversato la sala con eleganza, raggiungendo l’apice nella frase "Un sospetto repente si desta in me"; in quel momento, ogni nota sembrava emergere dalle profondità emotive del personaggio in una fusione di canto e interpretazione che ha toccato corde profonde. 
Didier Pieri è uno Zio Vézinet irresistibile: la voce fresca e squillante, l’energia scenica contagiosa. Ogni ingresso in scena è stato una piccola esplosione di semplicioneria, impreziosendo l’insieme con carattere e ironia. 
Gianluca Moro ha dato vita a un Felice frizzante e spassoso, un domestico petulante ma irresistibile; la sua voce precisa e sempre ben proiettata ha aggiunto un tocco di colore a ogni battuta, rendendolo una presenza brillante.
Blagoj Nacoski è passato con disinvoltura da un Achille di Rosalba grottesco e irresistibile con un colpo di scena esilarante quando il suo Visconte Achille è apparso in una versione glam da passerella – paillettes luccicanti, sguardo fiero e... guinzaglio alla mano. Ecco quindi spuntare Gustavo, il cagnolino di Nicola Ulivieri, che obbediente e fiero, ha sfilato accanto a Nacoski con la grazia di chi sa perfettamente di essere l’ospite d’onore della serata. Con passo regale Gustavo ha calcato il palcoscenico come se fosse nato per il teatro, scatenando risate e applausi. Da Visconte Achille a Una guardia il passo è stato breve e nel quarto atto lo abbiamo visto impegnato in questo nuovo ruolo.
Franco Rios Castro ha completato il cast maschile con Un caporale delle Guardie di solidità vocale.

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E a sorpresa, dai piani alti della platea, il violinista Federico Mazzucco – alias Minardi – ha catturato l’attenzione recitando la breve frase in genovese, aggiungendo un tocco locale e autentico alla serata. 
Anche il versante femminile ha brillato aggiungendo ulteriore vivacità all’intero allestimento. 
Benedetta Torre, nei panni di Elena, ha regalato un’interpretazione incandescente. La sua voce, precisa e vibrante, ha risuonato con calore, mentre la disinvoltura scenica ha reso il personaggio brioso e pieno di vitalità. Ogni frase, ogni sguardo ha dipinto una giovane sposa che, pur nel vortice degli eventi, non perde mai grazia e leggerezza e nemmeno quell’ilarità che non guasta mai.
Giulia Bolcato ha vestito il ruolo della fedifraga Anaide con una deliziosa vis da svampita al punto giusto, catturando il pubblico con una comicità fresca e leggera e rivelando un perfetto equilibrio tra candore e ironia.
Marika Colasanto, come La modista, ha messo in mostra non solo grande musicalità, ma anche una presenza scenica che ha fatto breccia. 
Sonia Ganassi, nei panni della Baronessa di Champigny, ha optato per un’interpretazione sontuosa e imponente, conquistando il pubblico con carisma e simpatia. Se vocalmente è mancato quel guizzo incisivo, la sua presenza scenica ha colmato ogni lacuna, giocando sulle corde della comicità con disinvoltura regale dominando la scena con una leggerezza che strappa facilmente il sorriso.
Ed il pubblico? Scatenato, ovviamente con applausi a scena aperta, ovazioni, e battimani. Ma il vero vincitore della serata è stato lui: Gustavo. Sì, proprio Gustavo, il cagnolino di Nicola Ulivieri che ha deciso di rubare la scena a cantanti, registi e persino al direttore d’orchestra. 
E così, tra voci straordinarie ed una regia raffinata la vera sorpresa non è stata solo la brillante interpretazione dei protagonisti, ma anche questo piccolo, inaspettato trionfatore: il cagnolino Gustavo, che ha conquistato il centro del palco con un'energia e una grazia che hanno strappato applausi scroscianti. Con occhi dolci, scodinzolante e un'aria da "Ehi, anch'io ho lavorato!”, ha rapito i cuori degli spettatori, facendo sì che il suo momento di gloria fosse tanto meritato quanto inaspettato.
(La recensione si riferisce alla recita del 15 dicembre 2024)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il cagnolino Gustavo il più applaudito in scena e a fine recita
Sotto, in sequenza, i protagonisti e le scene di Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota andato in scena con meritato successo a Genova
 






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Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
L'elisir col bis della lagrima
intervento di Athos Tromboni FREE

20250329_Ro_00_LElisirDAmore_GerardoFelisatti_phNicolaBoschettiROVIGO - La provincia, si dice, potrebbe salvare il mondo dell'Opera. E riproporre il ritorno ad una teatralizzazione del genere fuori da psicodrammi inventati e fughe oniristiche dentro la provocazione, ridonando alla drammaturgia di un genere da museo (l'Opera, appunto, genere da museo ma vivente e vivace) la propria incontestabile significanza. La provincia, si dice, rappresenta la stragrande maggioranza del popolo dei melomani - chi considerasse dispregiativo questo sostantivo (melomani), oppure termine offensivo, o anche attributo di una categoria di "care salme" invaghite di acuti svettanti oltre il do di petto, è preda di sussieghi irritanti - e per questa verità statistica si può dire che la provincia è il campione rappresentativo dell'universo: se ciò è vero (ed è vero), il Teatro Sociale di Rovigo o il Luglio Musicale Trapanese, così come il Teatro Sociale di Como o il Teatro Pergolesi di Jesi, e tanti altri piccoli teatri, analizzati nella reazione del pubblico ad un allestimento operistico, valgono quanto i grandi templi della lirica italiani e stranieri
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Personaggi
Ferrara e Vivaldi connubio in musica
redatto da Edoardo Farina FREE

20250401_Fe_00_FedericoMariaSardelli_PersonaggiÈ il quarto anno consecutivo che il maestro Federico Maria Sardelli è presente nel cartellone musicale del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Questa volta ha proposto al pubblico estense una Serenata a tre che è praticamente una pagina dimenticata del catalogo del "Prete Rosso".
Sardelli è direttore d'orchestra, compositore,
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Vocale
Serenata d'amore torna a cantare
servizio di Athos Tromboni FREE

20250331_Fe_00_SerenataDAmore-FedericoMariaSardelli_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La prima esecuzione assoluta in tempi moderni di una pagina musicale molto bella di Antonio Vivaldi, la Serenata a tre RV 690, ha richiamato nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" un buon numero di spettatori ed estimatori della musica del "prete rosso", tanto da registrare praticamente il tutto esaurito. Ancora una volta il majeuta è
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Classica
Il ritorno dei Cardelli
servizio di Athos Tromboni FREE

20250330_Fe_00_MatteoCardelliGiacomoCardelli_phGliAmiciDellaMusicaNetFERRARA - Il ritorno dei Cardelli. Sembra quasi il titolo di una saga, e tale parrebbe se si considerasse la regolarità con cui da un paio di lustri i recital solististici di Matteo (pianoforte) o di Giacomo (violoncello), nonché i concerti in Duo, fanno registrare una loro presenza nelle rassegne cameristiche di Ferrara. Stavolta, per gli appuntamenti dei
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Opera dal Nord-Est
Elektra nella Repubblica di Weimar
servizio di Simone Tomei FREE

20250323_Vr_00_Elektra_scena_111x111_phEnneviFotoVERONA – Nei fermenti intellettuali dei primi anni del Novecento, quando le teorie di Sigmund Freud e gli studi sull'isteria e sull'inconscio scuotevano le fondamenta del pensiero occidentale, il mito degli Atridi subì una profonda umanizzazione; il letterato e poeta Hugo von Hofmannsthal, reinterpretando la leggenda mitologica in chiave
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Opera dal Centro-Nord
Norma da manuale
servizio di Simone Tomei FREE

20250318_Fi_00_Norma_JessicaPratt_phMicheleMonastaFIRENZE - Dopo oltre quarantacinque anni di assenza, Norma torna a Firenze in un allestimento che non si limita a celebrare il capolavoro di Vincenzo Bellini, ma lo reinterpreta con una chiave scenica e musicale di forte impatto. La regia di Andrea De Rosa e la direzione del M° Michele Spotti plasmano uno spettacolo che, pur rispettando la tradizione
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Vocale
Chansons e Canzonette un viaggio raffinato
servizio di Simone Tomei FREE

20250311_Ge_00_ChansonECanzonette_PaolaGardina_phMarcelloOrselliGENOVA - La domenica mattina può trasformarsi in un’oasi di rigenerazione, un momento in cui ricaricare le energie prima di affrontare una nuova settimana. Così è stato domenica 9 marzo 2025, quando il Primo Foyer del Teatro Carlo Felice di Genova ha accolto il pubblico per un raffinato appuntamento di musica da camera dal titolo
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Classica
Musiciennes pronipoti delle veneziane
servizio di Athos Tromboni FREE

20250307_Fe_00_LesMusiciensDuConcert_JordiSavall-AlfiaBakieva_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Se a un gruppo di ottime musiciste si unisce una straordinaria violinista, il gioco è fatto: Jordi Savall, il direttore filologo specialista nella musica antica, non lesina mai sorprese (ogni volta che l'abbiamo ascoltato a Ferrara e in altri teatri o festival d'altre città, è sempre stato... sorprendente) anche stavolta non ha mancato di stupire:
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Eventi
Bologna Festival programmi divulgativi
servizio di Athos Tromboni FREE

20250304_Bo_00_BolognaFestival-ProgettiDivulgativi_MaddalenaDaLiscaBOLOGNA - Presentato oggi nelle sale più bohèmienne che rustiche della Birreria Popolare della città felsinea il programma divulgativo di Bologna Festival, titolare anche del prestigioso calendario che va sotto il nome «Libera la musica» (i concerti di questa sezione del Festival fanno perno sulla presenza di "Grandi interpreti" che per il 2025 vedranno
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Opera dal Nord-Est
Vecchio Barbiere sempre nuovo
servizio di Nicola Barsanti FREE

20250222_Ve_00_IlBarbiereDiSiviglia_RenatoPalumboVENEZIA - Tornare al Teatro La Fenice per assistere a Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini in un’atmosfera gioiosa come solo il Carnevale di Venezia sa offrire, è un’emozione unica. Il pubblico, avvolto dalla magia della festa, accoglie con entusiasmo questa produzione che si conferma ancora una volta un successo. La regia tradizionale di
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Opera dal Centro-Nord
L'orgiastico Rigoletto secondo Livermore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20250221_Fi_00_Rigoletto_DanielLuisVicente_phMicheleMonastaFIRENZE - Il Rigoletto messo in scena da Davide Livermore al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino prende vita in un contesto scenico marcato da toni goliardici e, in alcuni momenti, quasi orgiastici. Al centro della scena, un letto monumentale diventa il fulcro attorno al quale si muove il Duca di Mantova, circondato da donne seminude che lo venerano,
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Opera dal Nord-Ovest
Uno Chénier dalla travolgente energia
servizio di Simone Tomei FREE

20250210_Ge_00_AndreaChenier_FabioSartoriGENOVA - Uno spettacolo che coniuga eleganza e incisività visiva, nitidezza narrativa e varietà stilistica: Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Carlo Felice si conferma un trionfo senza riserve.  La regia di Pier Francesco Maestrini, già apprezzata nei prestigiosi allestimenti di Bologna e Monte-Carlo, si distingue per la sua fedeltà alla
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Ballo and Bello
Giselle comme ci comme įa
servizio di Athos Tromboni FREE

20250122_Fe_00_Giselle_JeanCoralliFERRARA - Il Russian Classical Ballet diretto da Evgeniya Bespalova ha recentemente portato in Italia Giselle, uno dei capolavori più amati del repertorio romantico: le diverse città italiane toccate prima di Ferrara sono state Lecce, Catanzaro e Avezzano. Si tratta di un balletto in due atti, con musiche di Adolphe-Charles Adam (e Ludwig Minkus,
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Opera dal Nord-Ovest
La Moreno grande Traviata
servizio di Simone Tomei FREE

20250120_Ge_00_LaTraviata_CarolinaLopezMorenoGENOVA - Continua a riscuotere un grande successo di pubblico la stagione operistica del Teatro Carlo Felice con il quarto titolo in cartellone che rappresenta uno dei capolavori assoluti del repertorio lirico, nonché l’opera più rappresentata al mondo: La Traviata di Giuseppe Verdi.
Inserire Traviata in stagione si è rivelata una
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Opera dal Nord-Est
Ratto un po' in tedesco un po' in italiano
servizio di Rossana Poletti FREE

20250119_Ts_00_IlRattoDalSerraglio_BeatriceVeneziTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Ci sono innumerevoli questioni storiche ne Il Ratto del Serraglio (Die Entführung aus dem Serail) di Wolfgang Amadeus Mozart, in scena al Teatro Verdi di Trieste. C’è la questione del Turco. Soggetto di moda al tempo, perché la paura che fino a qualche tempo prima le invasioni ottomane avevano ingenerato
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Opera dal Centro-Nord
Chénier un poeta al tempo del Terrore
servizio di Simone Tomei FREE

20250118_Lu_00_AndreaChenier_AndreaCigniLUCCA - Al Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" è andato in scena il capolavoro di Umberto Giordano Andrea Chénier un dramma che intreccia amore, ideali e morte. Ambientata nella Parigi rivoluzionaria tra il 1789 e gli anni del Terrore, l’opera racconta la struggente storia d’amore tra Maddalena di Coigny, una giovane aristocratica caduta in disgrazia
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Classica
Saccon Genot Slavėk una meraviglia
servizio di Athos Tromboni FREE

20250111_Fe_00_ConcertoSacconGenotFERRARA -  Il Comitato per i Grandi Maestri fondato e guidato dal prof. Gianluca La Villa ha ripreso l'attività concertistica dopo alcuni mesi di pausa: saranno quattro gli appuntamenti fissati per la corrente stagione, il primo dei quali si è svolto ieri, 10 gennaio, nella sede che ospiterà anche gli altri appuntamenti: era la sala nobile del Circolo dei
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Eventi
Apre Puccini chiude Rossini
redatto da Athos Tromboni FREE

20250120_Bo_00_StagioneOpera_FulvioMacciardiBOLOGNA - Come anticipato nella conferenza stampa di “anteprima” dal sovrintendete Fulvio Macciardi nel luglio dello scorso anno, la Stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna proporrà 8 opere in scena e 2 opere in forma di concerto. Le recite si terranno anche per questa stagione al Comunale Nouveau in Piazza della Costituzione 4
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Ballo and Bello
Lo Schiaccianoci dei rumeni
servizio di Athos Tromboni FREE

20241231_Fe_00_LoSchiaccianoci_MariusPetipaFERRARA - Non poteva mancare Lo Schiaccianoci nel periodo delle feste natalizie per il Teatro Comunale "Claudio Abbado". E infatti ecco mobilitato il Balletto dell'Opera Nazionale della Romania per due recite di fine anno a Ferrara (28 e 29 dicembre 2024), recite che hanno praticamente registrato il tutto esaurito. La compagnia rumena, diretta da
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Vocale
Spotti tra Mendelssohn e Chajkovskij
servizio di Nicola Barsanti FREE

20241231_Fi_00_ConcertoMicheleSpottiFIRENZE -  La Sala Zubin Mehta ospita un concerto sinfonico di grande impatto emotivo e musicale, con il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretti dal M° Michele Spotti. Il programma accosta due opere di forte suggestione narrativa: Die erste Walpurgisnacht (ossia La notte di Walpurga) di Felix Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 5
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