Pubblicato il 31 Marzo 2025
Una pagina molto bella e praticamente sconosciuta di Vivaldi riproposta da Federico Maria Sardelli
Serenata d'amore torna a cantare servizio di Athos Tromboni

20250331_Fe_00_SerenataDAmore-FedericoMariaSardelli_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La prima esecuzione assoluta in tempi moderni di una pagina musicale molto bella di Antonio Vivaldi, la Serenata a tre RV 690, ha richiamato nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" un buon numero di spettatori ed estimatori della musica del "prete rosso", tanto da registrare praticamente il tutto esaurito. Ancora una volta il majeuta è stato (come in precedenti edizioni delle stagioni musicali del Comunale Abbado) il maestro Federico Maria Sardelli, inesauribile ricercatore delle pagine vivaldiane e suo maggiore promotore e interprete oggi in attività.
Scrive la musicologa Annalisa Lo Piccolo nel documentato saggio sul programma di sala: «... della Serenata RV 690 non si conoscono con certezza l'anno di composizione, la committenza, il contesto rappresentativo; unica fonte superstite è la partitura autografa di Vivaldi conservata alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino che, con la musica, ci restituisce anche il testo di autore ignoto.»
E comunque, essendo la dedica scritta sulla partitura intitolata a "Monsieur Le Mar(quis) du Tureil" di cui si conosce la presenza a Venezia tra il 1715 e il 1726 dove sposa nel 1718 la "tosa" veneziana Marina Berti, può essere incerto l'anno di composizione, ma il periodo sembra certo.
Si tratta della Serenata destinata a impreziosire musicalmente uno sposalizio, quindi commissionata certamente per l'occasione. La trama è tratta dalla mitologia: la ninfa Eurilia s'innamora del pastorello Alcindo il quale rimane indifferente, dichiarando che lui ama tutte le ninfe; Eurilia chiede conforto e suggerimenti alla sua confidente e ancella Nice e insite tanto nel corteggiamento che alla fine Alcindo s'innamora veramente di lei. Ma proprio a quel punto Eurilia cambia le carte in tavola e respinge l'amore di Alcindo, come ritorsione per il primigenio peccato di presunzione del pastorello.
La durata della Serenata è di poco più di sessanta minuti, diventati - a Ferrara - novanta minuti senza intervallo per l'aggiunta di due Sinfonie vivaldiane quali preludi alla prima e alla seconda parte dello spettacolo.
Alla prova dei fatti bisogna ammettere che l'Orchestra Barocca Mondo Antiquo (primo violino concertante Federico Guglielmo) sotto la bacchetta di Sardelli è un ensemble che il mondo ci può (a ragione) invidiare: una pulizia e una cura dell'espressione (accelerandi, pianissimi alternati a medio-forti e fortissimi, sfumature, stop-and-go fra pause istantanee e riprese repentine, eccetera, ovviamente nel diapason proprio delle orchestre preottocentesche) possibili solo grazie alla maestria e professionalità degli esecutori.

20250331_Fe_01_SerenataDAmore-FedericoMariaSardelli_phMarcoCaselliNirmal20250331_Fe_02_SerenataDAmore-FedericoMariaSardelli_ValeriaLaGrotta_phMarcoCaselliNirmal20250331_Fe_03_SerenataDAmore-FedericoMariaSardelli_GiuseppinaBridelli_phMarcoCaselliNirmal

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Così la Serenata ha offerto le sue morbidezze e le sue agilità, non solo vocali, per un risultato di tutto rilievo. Probabilmente sarà molto presto disponibile una registrazione in audio e in video dell'esecuzione, visto il dispiegamento di microfoni e telecamere.
Eccellente la performance del cast vocale: Valeria La Grotta era Eurilia, Giuseppina Bridelli era Nice e Valentino Buzza era Alcindo.
Convincente per empatia con il personaggio di Eurilia la prestazione della brava Valeria La Grotta.
Bel timbro e belle rotondità vocali di Giuseppina Bridelli della quale si conosce la vocazione per il repertorio barocco e classico.
Ed in particolare si sono apprezzate le agilità tornite del tenore Valentino Buzza, agilità che hanno fornito colore e spirito al personaggio di Alcindo inserendolo dentro una dimensione idealizzata - cara alla musica cantata settecentesca - ma poi nel cantabile Alcindo ha assunto una dimensione veramente "terrestre" al di là del mito: voce chiara, quella di Buzza, e bella dizione nella parola non spezzata da gorgheggi e virtuosismi: eccellente il suo recitativo, sorretto dal bravo Lorenzo Feder al clavicembalo e da Bettina Hoffmann (violoncello) e Daniele Rosi (contrabbasso).
Eccellenti anche i fiati dell'ensemble, e suadente la viola di Alessandro Lanaro.

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La Serenata si dota di un concertato finale dove le tre voci, a mo' di coro, insieme al tutti orchestrale confezionano il loro monito solenne e altisonante, una sorta di "morale", molto frequente nelle conclusioni a più voci delle opere barocche e classiche. Concertato finale che è stato ripetuto come bis per l'insistenza del numeroso pubblico nel chiedere, appunto, il bis.
(La recensione si riferisce al concerto di domenica 30 marzo 2025)

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il direttore Federico Maria Sardelli
Al centro in sequenza: ancora il maestro Sardelli, Valeria La Grotta (Eurilia), Giuseppina Bridelli (Nice); Valentino Buzza (Alcindo); il primo violino Federico Guglielmo e il clavicembalista Lorenzo Feder
Sotto: il concertato finale della Serenata RV 690 di Vivaldi e i saluti del cast





Pubblicato il 11 Marzo 2025
Suggestivo matinée a Genova con la lirica da camera tra Ottocento e Novecento
Chansons e Canzonette un viaggio raffinato servizio di Simone Tomei

20250311_Ge_00_ChansonECanzonette_PaolaGardina_phMarcelloOrselliGENOVA - La domenica mattina può trasformarsi in un’oasi di rigenerazione, un momento in cui ricaricare le energie prima di affrontare una nuova settimana. Così è stato domenica 9 marzo 2025, quando il Primo Foyer del Teatro Carlo Felice di Genova ha accolto il pubblico per un raffinato appuntamento di musica da camera dal titolo Chansons e Canzonette.
All’interno del ciclo "Novecenti", dedicato alla musica vocale da camera del XX secolo, il concerto ha proposto un affascinante viaggio tra Francia e Italia, attraverso le liriche di Claude Debussy, Ottorino Respighi e Gian Francesco Malipiero. Un repertorio scelto con cura, capace di unire la raffinatezza simbolista della scuola francese con la ricchezza melodica e la tradizione della canzone italiana, creando un dialogo musicale di grande suggestione.
Il programma ha spaziato tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, con le raccolte tes galantes, Trois chansons de Bilitis e Trois ballades de François Villon di Claude Debussy, le Sei liriche di Ottorino Respighi e le Sette canzonette veneziane di Gianfrancesco Malipiero.
È stata in’occasione preziosa per riscoprire pagine di rara bellezza e lasciarsi avvolgere dalle sonorità raffinate della lirica da camera, in un repertorio che non è solo una testimonianza dell’evoluzione della scrittura musicale per voce e pianoforte, ma anche un riflesso delle principali correnti artistiche e letterarie dell’epoca.

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Se Debussy rappresenta il punto più alto dell’estetica simbolista e impressionista francese, Respighi e Malipiero si distinguono per un recupero della tradizione italiana declinato con sensibilità moderna e sperimentale.
tes galantes, articolata in due libri e ispirata alle poesie di Paul Verlaine, incarna perfettamente l’estetica simbolista con le sue melodie fluttuanti e armonie sospese. Il pianoforte non si limita a un ruolo di mero accompagnamento, ma diviene parte integrante della narrazione musicale, evocando immagini sonore raffinate e sofisticate. Nel programma sono state eseguite le liriche della seconda raccolta (L.114) che esemplificano la poetica dell’indeterminatezza e della suggestione timbrica, tra malinconia e vagheggiamento amoroso: Les Ingénus, Le Faune e Colloque sentimental.
Trois chansons de Bilitis, ispirate ai testi di Pierre Louÿs, evocano un universo arcaico e mitico, reso con un linguaggio musicale che richiama la modalità antica e un pianismo etereo: qui Debussy sfrutta intervalli inusuali e armonie cangianti per creare un paesaggio sonoro dal forte potere evocativo, trasportando l’ascoltatore in un mondo sospeso tra sogno e realtà.
Di tutt’altra natura sono le Trois ballades de François Villon, ispirate alle poesie del celebre poeta medievale: rispetto alle altre raccolte vocali di Debussy, qui emerge una scrittura più diretta e incisiva, in cui il carattere rustico e intenso dei testi trova riscontro in un andamento ritmico marcato e in armonie audaci, dal forte impatto espressivo.
Ottorino Respighi, per parte sua, sempre attento al legame tra parola e musica, sviluppa nelle Sei liriche un raffinato equilibrio tra lirismo melodico e colori armonici suggestivi. I testi, tratti da D’Annunzio, Shelley e altri poeti, trovano nella scrittura musicale una profondità espressiva capace di amplificarne il contenuto poetico. La tessitura pianistica, mai relegata a mero sostegno, si fa elemento evocativo e strutturante, contribuendo a definire un’atmosfera di grande intensità emotiva. Nel programma eseguito sono stati presentati Notte, Le repos en Égypte, Noël ancien, Piccola mano bianca e Il giardino: cinque brani che esemplificano alla perfezione l’abilità di Respighi nel trasfigurare il testo in suono, con una sensibilità che si muove tra impressionismo e tardo-romanticismo.
Diversa, ma altrettanto affascinante, è la prospettiva di Malipiero, esponente di spicco della cosiddetta "Generazione dell’Ottanta", il quale si distingue per il suo interesse nella riscoperta della tradizione musicale italiana. Nelle Sette canzonette veneziane emerge con chiarezza l’influenza della musica popolare della città lagunare, con una scrittura vocale limpida ed espressiva, caratterizzata da melodie lineari e da un accompagnamento pianistico essenziale ma efficace. L’uso del dialetto veneziano dona ulteriore autenticità e freschezza a queste composizioni, dimostrando una sapiente fusione tra eredità storica e sensibilità moderna.
Queste raccolte, pur appartenendo a contesti culturali differenti, rivelano una comune ricerca di espressività e una volontà di superare i confini del puro accompagnamento pianistico, trasformando la voce e lo strumento in un unico organismo sonoro. L’esecuzione di questi brani ha offerto un’occasione preziosa per riscoprire non solo pagine di grande raffinatezza, ma anche per apprezzare la straordinaria varietà della lirica da camera tra fine Ottocento e primo Novecento; in un’epoca in cui il repertorio operistico tendeva spesso a monopolizzare l’attenzione del pubblico.
Concerti come questo rappresentano una rara e preziosa possibilità di riscoprire il fascino di un genere che, pur nella sua dimensione più intima, riesce a toccare corde profonde dell’animo umano.
Gli interpreti di questa raffinata matinée musicale sono stati il M° Claudio Marino Moretti al pianoforte e il mezzosoprano Paola Gardina, due artisti di eccezionale caratura che hanno saputo rendere giustizia a un repertorio di estrema ricercatezza.
Claudio Marino Moretti, attuale Maestro del Coro del Teatro Carlo Felice, è un musicista di solida esperienza, capace di coniugare precisione e sensibilità interpretativa. Il suo pianoforte non si è limitato a sostenere la voce, ma si è fatto protagonista di una narrazione sonora di straordinaria profondità, in cui ogni sfumatura armonica e ogni accento dinamico hanno contribuito a scolpire l’essenza poetica di ciascun brano.
Paola Gardina, interprete acclamata nei più prestigiosi teatri e festival internazionali – dalla Scala di Milano all’Opéra di Parigi, dalla Bayerische Staatsoper di Monaco al Teatro Real di Madrid – ha offerto una prova di altissimo livello, dimostrando un controllo vocale impeccabile e un’intelligenza musicale raffinata. La sua voce, duttile ed espressiva, si è adattata con estrema naturalezza alle diverse esigenze stilistiche del programma, passando dal sussurro quasi etereo richiesto per Debussy, a pienezza di suono e accenti scolpiti nelle liriche di Respighi, fino alla cantabilità ariosa e dal sapore popolare delle canzonette veneziane di Malipiero. Musica e parola si sono intrecciate in un affresco impressionista, in cui ogni nota, ogni frase, ogni pausa ha trovato il proprio posto in un equilibrio perfetto tra emozione e rigore stilistico.
La Gardina non ha semplicemente cantato: ha dato corpo e anima a ogni brano, trasformando la voce in uno strumento espressivo capace di svelare ogni sfumatura emotiva del testo e della musica.
Il momento dedicato a Debussy è stato un autentico trionfo. L’esecuzione consecutiva delle sue raccolte vocali ha trasportato il pubblico in un universo sonoro in cui il simbolismo poetico si è fuso con un linguaggio musicale di straordinaria raffinatezza. Alla fine, un applauso fragoroso ha sancito il successo della sublime interpretazione.
Non meno entusiasta è stata la reazione per le interpretazioni di Respighi e Malipiero, le cui liriche – cesellate con un’intensità timbrica e una sensualità melodica senza pari – hanno trovato nella Gardina e in Moretti due interpreti ideali.
Quella di domenica 9 marzo 2025 non è stata soltanto una matinée musicale, ma un viaggio attraverso il tempo e le sensibilità artistiche, un incontro tra poesia e suono, tra tradizione e modernità. Un incontro felice con la musica da camera che si è rivelato molto più di un semplice concerto: un’esperienza estetica e sensoriale, un’immersione nell’anima di un repertorio che, grazie alla sensibilità di due artisti straordinari, ha saputo toccare le corde più intime dell’ascoltatore.
Il pubblico ha vissuto un’esperienza musicale di rara eleganza, in cui la musica si è fatta emozione pura.
(La recensione si riferisce al concerto di Domenica 9 marzo 2025)

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: la protagonista Paola Gardina
Sotto, in sequenza: alcuni momenti del concerto e i saluti finali dei due artisti





Pubblicato il 31 Dicembre 2024
Il Maggio Musicale Fiorentino mobilita coro e orchestra per un concerto di notevole suggestione
Spotti tra Mendelssohn e Chajkovskij servizio di Nicola Barsanti

20241231_Fi_00_ConcertoMicheleSpottiFIRENZE -  La Sala Zubin Mehta ospita un concerto sinfonico di grande impatto emotivo e musicale, con il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretti dal M° Michele Spotti. Il programma accosta due opere di forte suggestione narrativa: Die erste Walpurgisnacht (ossia La notte di Walpurga) di Felix Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 5 in Mi minore di Petr ilic Čajkovskij. La prima parte del concerto è dedicata alla cantata per soli, coro e orchestra di Mendelssohn, Die erste Walpurgisnacht. Completata nel 1841, l’opera si basa su un testo di Goethe e narra delle celebrazioni pagane della notte di Walpurga, unendo atmosfere arcane a un’orchestrazione ricca di colori e sfumature.
Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, preparato dal M° Lorenzo Fratini, offre una prova di grande compattezza ed espressività. La sezione maschile, protagonista di molte pagine drammatiche dela partitura, esibisce un fraseggio scolpito e una notevole precisione d’insieme, sostenendo con vigore il dialogo con l’orchestra. I solisti si dimostrano tutti all’altezza del compito: il contralto Danbi Lee si distingue per un timbro morbido e avvolgente, il tenore Lorenzo Martelli per una linea vocale limpida e sicura, il baritono Yurii Strakhov per l’autorevolezza dell’emissione e il basso Huigang Liu per la profondità sonora e l’ottima proiezione vocale.
20241231_Fi_01_ConcertoMicheleSpotti

Spotti si mostra perfettamente a proprio agio con la partitura e riesce a esaltarne la drammaticità con una direzione fluida e incisiva; costruendo un affresco sonoro ben calibrato e riuscendo a mantenere costante la tensione narrativa e a valorizzare le raffinate scelte timbriche di Mendelssohn.
Nella seconda parte del concerto, Michele Spotti affronta la Sinfonia n. 5 di Čajkovskij, opera che incarna in pieno il senso del destino e della ciclicità tematica tanto cari al compositore russo. L'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino risponde con duttilità e precisione alla sua direzione, restituendo un suono compatto e ricco di sfumature.
Il primo movimento scorre con eleganza, senza eccessi retorici, mentre il secondo si distingue per un’ampia cantabilità, grazie a un fraseggio attento e a un buon equilibrio tra le sezioni.
L' Andante cantabile del corno emerge con toccante espressività, pur mancando forse di quel pathos struggente che rende indimenticabile questa pagina.
Nel terzo movimento, il valzer è scorrevole e ben articolato, mentre nel finale la ripresa del tema del destino risulta solida e ben costruita, anche se priva di quel senso di ineluttabilità che potrebbe renderla ancora più travolgente.
Se da un lato la direzione di Spotti convince per chiarezza e precisione, dall’altro sembra contenere una certa prudenza interpretativa, senza affondare fino in fondo nella drammaticità e nelle tensioni espressive che questa Quinta Sinfonia porta con sé. La lettura è equilibrata e ben eseguita, ma forse pecca di eccessivo controllo.
Alla fine del concerto, il pubblico accoglie con entusiasmo entrambe le esecuzioni, tributando calorosi applausi a tutti gli interpreti.

20241231_Fi_02_ConcertoMicheleSpotti_facebook 
(La recensione si riferisce al concerto di venerdì 13 dicembre 2024)

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm e Nicola Barsanti






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Parliamone
L'elisir col bis della lagrima
intervento di Athos Tromboni FREE

20250329_Ro_00_LElisirDAmore_GerardoFelisatti_phNicolaBoschettiROVIGO - La provincia, si dice, potrebbe salvare il mondo dell'Opera. E riproporre il ritorno ad una teatralizzazione del genere fuori da psicodrammi inventati e fughe oniristiche dentro la provocazione, ridonando alla drammaturgia di un genere da museo (l'Opera, appunto, genere da museo ma vivente e vivace) la propria incontestabile significanza. La provincia, si dice, rappresenta la stragrande maggioranza del popolo dei melomani - chi considerasse dispregiativo questo sostantivo (melomani), oppure termine offensivo, o anche attributo di una categoria di "care salme" invaghite di acuti svettanti oltre il do di petto, è preda di sussieghi irritanti - e per questa verità statistica si può dire che la provincia è il campione rappresentativo dell'universo: se ciò è vero (ed è vero), il Teatro Sociale di Rovigo o il Luglio Musicale Trapanese, così come il Teatro Sociale di Como o il Teatro Pergolesi di Jesi, e tanti altri piccoli teatri, analizzati nella reazione del pubblico ad un allestimento operistico, valgono quanto i grandi templi della lirica italiani e stranieri
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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20250401_Fe_00_FedericoMariaSardelli_PersonaggiÈ il quarto anno consecutivo che il maestro Federico Maria Sardelli è presente nel cartellone musicale del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Questa volta ha proposto al pubblico estense una Serenata a tre che è praticamente una pagina dimenticata del catalogo del "Prete Rosso".
Sardelli è direttore d'orchestra, compositore,
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