Pubblicato il 25 Marzo 2025
Ferrara tra passato e presente la musica di Luzzasco Luzzaschi nel teatro del Foschini
Lo Specchio di Dioniso servizio di Edoardo Farina

20250325_Fe_00_LoSpecchioDiDioniso_AlbertoCaprioli_phGBortolaniFERRARA - Continua la ricca programmazione del Teatro Comunale “Claudio Abbado” luogo simbolo della tradizione culturale locale, nell’ambito della Stagione Opera & Danza 2024-2025 con in scena il decimo appuntamento dei quattordici previsti, Lo Specchio di Dioniso - Risonanze polifoniche erranti venerdì 21 marzo 2025 (replicatosi nella serata successiva) ove un’ora precedente alla prima assoluta dal debutto, presso la Sala Stemma del Ridotto si è svolta la consueta “Prima della prima”, ospite il musicologo Alessandro Roccatagliati che ne ha introdotto l'opera con un incontro esclusivo moderato dal Direttore Artistico Marcello Corvino.
Roccatagliati è docente di Storia della Musica presso l’ateneo estense, ha voluto indicare le tre dimensioni su cui essa si è svolta, frammentate e correlate tra loro, in primis la musica del tardo Cinquecento dal punto di vista dei generi vocali e strumentali, poi una contemporaneità tra i compositori italiani di questi anni confermandone un esempio ben costruito riguardo la polifonia recitata sul versante antico e moderno tra archi, tiorba e cembalo avvalendosi anche di un trio di attrici teatrali.
Insolita occasione per riscoprire la tradizionale musicale locale, in sessantacinque minuti di una forma esoterica in recitativo dal primo Rinascimento sino alle forme atonali ancora in uso, attraverso una prospettiva assai variegata passando per diverse tipologie cronologiche non trascurando addirittura l’avanguardia Fluxus di John Cage interposta tra gli sperimentalismi degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso o il più recente ricercatore compositore friulano dalle atmosfere introspettive, Andrea Centazzo di cui ne è stata percepita lontanamente qualche traccia.

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Proporre uno spettacolo di arte contemporanea con aspetti dal XVI Secolo in poi può apparire a volte come un’impresa non propriamente semplice per via del soggetto, la forma astratta in cui il tema incorre, esiste, si muove all’interno di un palco o per la retorica, l’estro animatore del progetto stesso assolutamente fantasioso, sito nell’immaginazione del regista oppure attraverso le suggestive note composte da Luigi Sammarchi, autore tuttora in attività, associate alle opere di Luzzasco Luzzaschi (prevalentemente organista, nato a Ferrara presumibilmente nel 1545 e ivi scomparso nel 1607) musico eccellentissimo del celebre Concerto delle dame facendo ancora spalancare gli occhi per la maraviglia dopo più di quattrocento anni, importante autore che ha rivoluzionato la musica del suo tempo, figura centrale della corte estense e maestro del più noto Girolamo Frescobaldi. Nelle sue composizioni vocali ogni singola voce si intenerisce, si rattrista oppure si infiamma di gioia seguendo fedelmente ogni minima variazione retorica e di testo, qui interposte tra le pagine di Claudio Ambrosini e Alberto Caprioli che ne ha diretto la formazione a confronto con tre madrigali di Luzzaschi tratti dalla raccolta Madrigali per cantare e sonare a una, due e tre soprani, creandone un ponte musicale tra epoche diverse.
L'Ensemble "Il dolce sguardo" supportato da Ugo Nastrucci, polistrumentista alternando liuto arabo űd, arciliuto e tiorba, collocati tra i principali cordofoni antichi, ha dato vita a un’esperienza sonora unica attraverso un cast professionale includendo il mezzosoprano Monica Bacelli, i soprani Valentina Coladonato e Laura Lanfranchi, con testi poetici di Giovan Battista Guarini e di autore ignoto nell’elaborazione di Guido Barbieri interpretati dalle allieve della Scuola di Teatro “Alessandra Galante Garrone” di Bologna, Valentina Spinelli, Melissa Mariani e Letizia Aloia una parentesi di lettura espressiva che da un lato ha voluto illustrare nitidamente il contenuto testuale creando dall’altro un inedito e indipendente tessuto sonoro.
L’idea in forma assai insolita non ha trattato propriamente un concerto in stesura tradizionale, come sostengono Nastrucci e Sammarchi riguardo un «… progetto nato in collaborazione della violinista Vittoria Panato, con l’intento di creare un’opera multimediale dopo avere contattato Ambrosini e Caprioli, avendo inserito in tutto tre compositori autonomi in modo da non farne una competizione tra loro nei confronti di Luzzaschi, abbinamento comunque non casuale considerando sostanzialmente il suono del Rinascimento e Barocco molto più vicino alle note della musica moderna rispetto al romanticismo dell’Ottocento e che i madrigali originali nascevano sempre sulla teoria e diversità degli affetti ...» afferma Nastrucci.
«... Quindi abbiamo triplicato le voci in linea contrappuntistica attraverso una nuova versione, aggiungendone la recitazione e mettendo in grande risalto il testo - continua Sammarchi - secondo un arco formale e filo conduttore molto preciso, preludio, madrigale antico, moderno, tipologie in grado di aiutare il pubblico nella comprensione. In buona sostanza, ne deriva un repertorio collocato tra tematiche miste dal rinascimento al contemporaneo traendo spunto anche dalla forma atonale utilizzata nelle improvvisazioni sia jazzistiche che antiche scrivendo appositamente quattro brani, a parte Luzzaschi riproposto nel modo originale.»

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Dalla Canzona prima detta La Luzzasca, al termine con la Canzona Seconda con una Fuga e una Moresca entrambe per soli strumenti senza la vocalità, composte appositamente dallo stesso Nastrucci secondo la prassi esecutiva d’epoca e la suggestiva cantabilità finale del flauto diritto di Sara Campobasso alternandosi con una bene esposta viola da gamba e la viola barocca di Françoise Renard.     
Formula espositiva in parte déjà-vu dagli spettatori “fuori posto” qui collocati su una gradinata montata direttamente sul palcoscenico volgendo le spalle alla platea, anche se sempre seduti, ove i primi sperimentatori ne furono sicuramente Luciano Berio e Pier Luigi Pizzi con l’Orfeo di Monteverdi andato in scena in Piazza Santo Spirito a Firenze nel 1985; poi Bruno Tommaso alcuni anni dopo sorprese con Il Vento a Santa Maria delle Croci a Ravenna prevedendo i presenti in piedi in mezzo agli attori creando un’innovazione assai gradita in quanto coinvolti e in qualche maniera partecipi, quasi come facessero parte della coreografia e sceneggiatura a contatto e sullo stesso livello di musicisti e interpreti.
Verosimilmente è stato anche al Teatro Abbado di Ferrara, dove l’unica barriera era costituita da un sottile tulle nero trasparente posto davanti al proscenio come schermo, utile a proiettare immagini frontali, (ritratti, volti, paesaggi, prospettive) in parte tratte dall’ultima mostra sul primo Cinquecento a Ferrara recentemente conclusasi al Palazzo dei Diamanti, per opera dell’allestimento scenico di Domenico Giovannini e ancora Barbieri, rese suggestive dalle luci di Marco Cazzola aggiungendosi la Fondazione Ferrara Arte per la concessione delle immagini Courtesy of Labics Marco Cappelletti e la collaborazione con il Teatro “Amintore Galli” di Rimini.      
In una alternanza di madrigali a più voci, poi recitativi interposti a suoni evanescenti e ritmi nascosti tra le percussioni di Marco Zanco, la tiorba di Nastrucci si è rivelata di indispensabile supporto oltre il cembalo di Danilo Costantini, grazie a una libera ricerca legata a improvvisazioni da lui stesso realizzate, tratte dalle varie stesure di stilemi barocchi non tralasciando gli autori più importanti che ne hanno scritto, quali Piccinini, Kapsberger, de Visée. Detto anche chitarrone, assai complesso, ingombrante per via della tratta dei bassi che può superare i 150 cm di lunghezza, recentemente riscoperto è oggi assai utilizzato nella musica del Sei - Settecento per antonomasia nel “continuo” del suo genere riguardo l’accompagnamento dei cantanti nelle Arie, nonostante i favorevoli e contrari inerenti alla corretta filologia temporale.
Percorrendo nella grande epoca del Manierismo le fibre della poesia per musica, ne sono derivate infinite sfumature in cui i diversi generi strumentali molto lontani tra loro riuscissero tutti perfettamente a coesistere senza conflitto alcuno corrispondendo ad altrettante frammentazioni dell’emotività rimandando idealmente al mito dello specchio di Dioniso, inteso come mezzo di conoscenza e vettore privilegiato per una profonda introspezione. Dio connesso alla sfera dell’ebbrezza, del vino, della festa orgiastica, della natura feconda, della metamorfosi, noto con molteplici appellativi, rappresenta e riassume in sé tutta la vita vegetale della natura, nelle sue molteplici manifestazioni; e della natura egli riproduce, nel suo mito, così la gioia della rinascita primaverile e del vigoroso rigoglio estivo, come la tristezza del tardo sopore autunnale e del lungo e gelido letargo invernale, qui sul palco del Teatro Abbado è stato idealizzato attraverso due specchi metaforici contrapposti tra loro collocati in alto alle scene, in conflitto tra antichità e modernità, riflessi univoci e un continuo dialogo tra i madrigali antichi, polifonia vocale e parlata come spiega al termine della performance lo stesso Barbieri che dopo aver presentato, fornito ulteriori spiegazioni e ringraziato tutti gli interpreti, ci ha lasciato con un verso già ascoltato tre volte a chiusura di uno dei più bei madrigali del Luzzaschi  Occhi del pianto mio recitandone «... Se torno vivo a voi, torno immortale” - “…immedesimandoci senza pretesa e superbia, nell’intenzione di fare rivivere le musiche antiche e moderne con l’ambizione che in qualche modo restino immortali, piccolo compito che cerchiamo di portare avanti attraverso la costante attività di ricerca …»
In una sapienza retorica e musicale che pur venendo da un passato lontano si è riverberata irresistibilmente nel tempo presente, abbiamo assistito a un’esposizione non facile e inadatta realmente a un pubblico inesperto non numerosissimo in entrambe le serate, forse rimasto perplesso e in attesa di qualcosa che propriamente non accade mai come d’altronde spesso è in uso nella prassi esecutiva soprattutto se in sistema “modale”, ma comunque attento e sensibile all’evolversi di un’idea altamente originale connessa con soggetti legati a fonti letterarie diverse ma quasi tutte provenienti dalla classicità greca e romana, caratterizzante lo spettacolo anche come viaggio evanescente nella mitologia occidentale. La narrazione è stata affidata in tal senso a diverse forme artistiche e didascaliche, recitazione, musica, orchestrazione, ciascuna nella propria dimensione autonoma, in modo da contribuire alla reciproca valorizzazione di un eccellente stile in rappresentazione teatrale traendone conclusione in un clima festoso con l’eclissi di un’avventura immaginaria quanto fantastica ben connessa e al tempo stessa contrapposta tra sonorità antiche e moderne, operazione indubbiamente perfettamente riuscita.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: Alberto Caprioli (foto G. Bortolani)
Al centro, in sequenza:
Marco Zanco e Ugo Nastrucci; Sara Campobasso con Nastrucci; l'ensemble durante la performance
Sotto: altre immagini della performance Lo Specchio di Dioniso





Pubblicato il 25 Aprile 2024
A Ferrara in prima esecuzione per l'Italia l'oratorio 'Ecce cor meum' di Paul McCartney
Beatles Day nel Teatro Abbado servizio di Athos Tromboni

20240425_Fe_00_EcceCorMeum-PaulMcCartney_MarcelloCorvino_phMarcoCaselloNirmalFERRARA - È stato un successo di pubblico e artistico che era prevedibile: così si è svolta e conclusa la serata (una prima nazionale) dedicata all'oratorio di Paul McCartney, Ecce cor meum, e ad alcuni successi internazionali dei Beatles stavolta non più ad appannaggio delle chitarre elettriche e batteria, ma dentro la musica di un'orchestra e un coro d'opera. Teatro Comunale "Claudio Abbado" gremito, applausi calorosi durante le pause da un movimento all'altro dell'oratorio, applausi ancora più calorosi dopo l'esecuzione di ogni canzone, e applauso interminabile con ovazioni alla conclusione della serata ufficiale, tanto che il direttore d'orchestra Lorenzo Bizzarri ha concesso due bis per accontentare le richieste insistenti del pubblico.
L'oratorio di Paul McCartney, è il quarto album di musica d'arte del compositore britannico, prodotto e orchestrato da John Fraser. 
A Ferrara è stato proposto per la prima volta in Italia, anche grazie alla collaborazione con l’associazione Beatlesiani d'Italia.
Interpreti sono stati, il soprano Melissa Purnell e Bizzarri sul podio dell'Orchestra Città di Ferrara, la Corale Quadriclavio e il Coro Voci bianche "I piccoli musici" di Bergamo, con gli arrangiamenti musicali a cura di Antonio Aiello e Cristina Zavalloni; la Zavalloni avrebbe dovuto essere anche la "voce" per le canzoni dei Beatles, che nella seconda parte della serata, denominata in locandina "Beatles greatest hits", prevedeva l'esecuzione di alcuni fra i brani più noti degli "Scarafaggi" inglesi, e precisamente: Fab Four, Yesterday, Hey Jude, Eleanor Rigby, Let it be.

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In breve, l'origine, la motivazione e la composizione di Ecce cor meum sono queste: si tratta di una tenera elegia che Paul McCartney ha dedicato alla memoria della prima moglie; un momento di raccoglimento cui segue la rinnovata fiducia nel futuro grazie alla forza dell’amore.
Con testo in latino e inglese, l’oratorio in quattro parti per voci soliste, orchestra, coro giovanile e adulto fu commissionato al celeberrimo bassista e compositore Beatle dal prestigioso Magdalene College di Oxford. L'oratorio, che è stato pubblicato nel 2006, ha richiesto oltre otto anni di studio, ricerca e lavoro da parte di McCartney, ispirato dal culto del Sacro Cuore di Gesù e da una statua del Cristo nella chiesa newyorkese di Sant’Ignazio, ai cui piedi campeggia l'iscrizione da cui l'oratorio stesso prende il nome.
La prima rappresentazione negli Stati Uniti, trasmessa in diretta radiofonica, ha avuto luogo nello stesso anno in una Carnegie Hall che ha fatto registrare il tutto esaurito: a fianco dell'Orchestra di St. Luke diretta da Gavin Greenaway l'esecuzione ha visto protagonisti la Concert Chorale di New York e l'American Boychoir, con il soprano Kate Royal e il tenore Andrew Staple in veste di solisti. 
A Ferrara (come per altre esecuzioni live in vari teatri e sale da concerto) si è preferita la versione senza l'intervento del tenore, affidando il canto solistico unicamente al soprano.
E la giovane e talentuosa Melissa Purnell ha stregato il pubblico, compreso i "duri e puri" della beatlesmania, perché la sua voce lirica ben impostata, morbida e potente, ricca di risonanze e dal fraseggio vario e mai monotono, è stato il vero valore aggiunto dell'intera esecuzione dell' Ecce cor meum.
Sul podio il maestro Bizzarri è stato davvero ineccepibile:  ha guidato con sicurezza l'eccellente Orchestra Città di Ferrara - fra i violini di fila sedeva anche Marcello Corvino, direttore artistico del Teatro Abbado - e i due cori, quello adulto e quello di voci bianche.
La seconda parte della serata ha visto il forfait della jazzista e cantante Cristina Zavalloni, per un improvviso e inaspettato (è stato detto) abbassamento della voce testimoniato con certificato medico.
Che fare, a poche ore dal debutto dello spettacolo? Chiedere a Melissa Purnell... e la giovane e talentuosa soprano si è prestata. Chiaramente non sapeva tutti i testi delle canzoni a memoria e ha cantato servendosi dello spartito, ma ha letteralmente salvato la serata. Certo, per Eleanor Rigby, Let it be, Fab four eccetera è mancata l'aggressività della ritmica propria delle esecuzioni (e anche di certe cover) della rock-band, ma anche l'aggressività vocale necessaria a fare rock "sinfonico" convincente. Ma la Purnell se l'è cavata comunque benissimo. Anche l'orchestra, nonostante la batteria e le percussioni ben evidenti in sezione, ha "ammorbidito" e un pochino "annacquato" il risultato sonoro in quanto a dinamica e presenza; nel proposito va citato che è stato molto bravo il primo violino dell'ensemble (non citato nel programma di sala) quando in alcune parti delle canzoni si è affidato al violino silent, elettronico e amplificato, che ha conferito un po' più di rock alla tinta sostanzialmente soft delle esecuzioni.
Il pubblico ha comunque gradito alla grande pure questa seconda parte senza la Zavalloni, partecipando anche con il ritmico battere delle mani a tempo (incoraggiato dal direttore Bizzarri) e addirittura cantando durante il bis, assieme al coro, il refrain di Hey Jude.
Ottima serata musicale, preceduta da altre iniziative durante il pomeriggio, tutte tese ad allestire un vero e proprio "Beatles Day" in odore di esclusività.
Ed è - senza esagerare - una medaglia in più guadagnata dal Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara che negli ultimi anni ha scalato la graduatoria dei Teatri di Tradizione diventando il primo in Italia per risultati (riferiti al pubblico presente e pagante) e per la qualità artistica degli spettacoli messi in scena.

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Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: Marcello Corvino, direttore artistico del Teatro Abbado e violino di fila dell'Orchestra Città di Ferrara
al centro: Il soprano Melissa Purnell e il direttore Lorenzo Bizzarri
Sotto: una bella panoramica del palcoscenico nello scatto di Marco Caselli Nirmal





Pubblicato il 16 Luglio 2023
Il musical di Andrew Lloyd Webber č andato in scena a Trieste. Molto pubblico giunto dall'estero
Fantasma dell'Opera č Karimloo servizio di Rossana Poletti

20230716_Ts_00_FantasmaDellOpera_LogoTRIESTE – Politeama Rossetti. Il fantasma dell'Opera è probabilmente lo spettacolo musicale più complesso che mai sia stato prodotto dal Teatro Stabile del FVG di Trieste. Certo è una coproduzione internazionale tra lo Stabile giuliano e Broadway Italia, che sfoggia grandi mezzi e soprattutto la ricomparsa in scena di colui che ha fatto la storia di questo musical, Ramin Karimloo. Nato a Teheran 53 anni fa è un attore e cantante iraniano naturalizzato canadese, noto soprattutto per i ruoli nei musical del West End londinese e a Broadway. La sua famiglia, a causa della Rivoluzione degli ayatollah, emigrò prima in Italia e poi in Canada.
È del 2003 la sua prima apparizione nei panni del Fantasma all'Her Majesty's Theatre di Londra, vi ritorna nel 2007 in occasione del ventunesimo anniversario del musical sulle scene londinesi. Ha una voce straordinariamente complessa, capace di cambi di registro raramente udibili, nel contempo mostra una presenza scenica e un’atleticità, che il ruolo richiede, esemplare.
Tutto ruota in scena, il palco che girando mostra il retro e fronte delle ambientazioni, i fianchi che mostrano i camerini e le stanze segrete del teatro, navigano barche nei sotterranei tenebrosi della vecchia struttura, il lampadario oscilla pericolosamente con appeso sopra il protagonista. La storia racconta di questo luogo occupato da un fantasma, che crea molte difficoltà ai due manager, piuttosto ingenui e inesperti che gestiscono il teatro dell'Opera. Il fantasma, The Phantom, deturpato nel volto dalla nascita, vuole per sé la giovanissima cantante Christine, perché canti la sua musica. Tutti lo temono ed è a questo lugubre mito, che attorno a lui si è creato, che si deve il finale misterioso. Christine resterà con il suo amato Raoul e del fantasma resterà solo la famosa maschera, svanito nel nulla.

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Andrew Lloyd Webber, autore della colonna sonora, ha creato in buona sostanza due arie per questo musical, arie che vengono arrangiate in varie sfumature per le diverse situazioni, "Think of me" e "All I ask of you", note ricorrenti alla maniera di Puccini, se possiamo osare una tal citazione.
Il libretto è di Richard Stilgoe, i testi di Charles Hart e la regia di Federico Bellone. Una band orchestrale di una quindicina di elementi suona dal vivo. L’impegno per i cantanti di questo musical è piuttosto pressante, ci vogliono voci liriche per affrontarne la complessità.
Al Phantom di Ramin Karimloo si contrappone la voce graziosa di Amelia Milo nei panni di Christine. Il Visconte Raoul è interpretato da Bradley Jaden, che mostra una grande somiglianza vocale con il protagonista. Giova ricordare nel cast anche Earl Carpenter, il manager Andrè in questa produzione, che è stato più volte The Phantom in numerose altre edizioni.
Alcune curiosità sulla presenza triestina: numeroso il pubblico proveniente dall’estero, almeno 500 persone giunte dal Giappone, molti venuti dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da tutta Europa. Ogni sera l’ingresso del teatro si è trasformato in una sfilata di costumi ottocenteschi e di maschere alla stregua del fantasma, mezza faccia bianca, mezza faccia dal vivo. Moltissimi hanno acquistato più di un biglietto in varie serate, c’è chi l’ha visto anche per tre-quattro giorni di seguito.

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Alla stampa è stato chiesto di scrivere dopo la serata d’onore alla presenza del compositore venuto di persona per la serata dei vip, a cui hanno reso omaggio tantissimi cantanti italiani e stranieri. Non c’era bisogno di pubblicità, era ormai da tanto che il teatro aveva il tutto esaurito per le repliche dello spettacolo. Un successo straordinario che sicuramente verrà bissato a Milano al Teatro degli Arcimboldi dove la produzione si trasferirà ad ottobre dopo la tournée spagnola.
(la recensione si riferisce alla recita di giovedì 13 luglio 2023)

Crediti fotografici: Ufficio stampa Festival Internazionale dell'Operetta Trieste
Mella miniatura in alto: il logo dello spettacolo
Sotto: Andrew Lloyd Webber e Ramin Karimloo

Al centro: Foto di gruppo con Lloyd Webber e la compagnia teatrale
Sotto, in sequenza: altri momenti di relazione fra compositore, pubblico e artisti






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Nuove Musiche Jazz Pop Rock Etno Classica Vocale


Parliamone
L'elisir col bis della lagrima
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20250329_Ro_00_LElisirDAmore_GerardoFelisatti_phNicolaBoschettiROVIGO - La provincia, si dice, potrebbe salvare il mondo dell'Opera. E riproporre il ritorno ad una teatralizzazione del genere fuori da psicodrammi inventati e fughe oniristiche dentro la provocazione, ridonando alla drammaturgia di un genere da museo (l'Opera, appunto, genere da museo ma vivente e vivace) la propria incontestabile significanza. La provincia, si dice, rappresenta la stragrande maggioranza del popolo dei melomani - chi considerasse dispregiativo questo sostantivo (melomani), oppure termine offensivo, o anche attributo di una categoria di "care salme" invaghite di acuti svettanti oltre il do di petto, è preda di sussieghi irritanti - e per questa verità statistica si può dire che la provincia è il campione rappresentativo dell'universo: se ciò è vero (ed è vero), il Teatro Sociale di Rovigo o il Luglio Musicale Trapanese, così come il Teatro Sociale di Como o il Teatro Pergolesi di Jesi, e tanti altri piccoli teatri, analizzati nella reazione del pubblico ad un allestimento operistico, valgono quanto i grandi templi della lirica italiani e stranieri
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Ratto un po' in tedesco un po' in italiano
servizio di Rossana Poletti FREE

20250119_Ts_00_IlRattoDalSerraglio_BeatriceVeneziTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Ci sono innumerevoli questioni storiche ne Il Ratto del Serraglio (Die Entführung aus dem Serail) di Wolfgang Amadeus Mozart, in scena al Teatro Verdi di Trieste. C’è la questione del Turco. Soggetto di moda al tempo, perché la paura che fino a qualche tempo prima le invasioni ottomane avevano ingenerato
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Opera dal Centro-Nord
Chénier un poeta al tempo del Terrore
servizio di Simone Tomei FREE

20250118_Lu_00_AndreaChenier_AndreaCigniLUCCA - Al Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" è andato in scena il capolavoro di Umberto Giordano Andrea Chénier un dramma che intreccia amore, ideali e morte. Ambientata nella Parigi rivoluzionaria tra il 1789 e gli anni del Terrore, l’opera racconta la struggente storia d’amore tra Maddalena di Coigny, una giovane aristocratica caduta in disgrazia
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Classica
Saccon Genot Slavėk una meraviglia
servizio di Athos Tromboni FREE

20250111_Fe_00_ConcertoSacconGenotFERRARA -  Il Comitato per i Grandi Maestri fondato e guidato dal prof. Gianluca La Villa ha ripreso l'attività concertistica dopo alcuni mesi di pausa: saranno quattro gli appuntamenti fissati per la corrente stagione, il primo dei quali si è svolto ieri, 10 gennaio, nella sede che ospiterà anche gli altri appuntamenti: era la sala nobile del Circolo dei
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Eventi
Apre Puccini chiude Rossini
redatto da Athos Tromboni FREE

20250120_Bo_00_StagioneOpera_FulvioMacciardiBOLOGNA - Come anticipato nella conferenza stampa di “anteprima” dal sovrintendete Fulvio Macciardi nel luglio dello scorso anno, la Stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna proporrà 8 opere in scena e 2 opere in forma di concerto. Le recite si terranno anche per questa stagione al Comunale Nouveau in Piazza della Costituzione 4
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